PROGETTO

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Manifesto Poetico

Sarà per amore se ricresco. Se avanzerò di nuovo sarà per amore, ma anche se calo, se mi disvelo. E’ per amore.

Mi asciugo, piano, senza fretta, per dare agio ai pesci di trovar rifugio. Mi ritiro, mi faccio pozza, acqua che ristagna, pozzanghera. Mi faccio sasso, ghiaia, distesa fangosa, roccia levigata che affiora. Eppure sono sempre io. Raccolgo comunque le piogge, le accolgo quando scendono, le assorbo, le convoglio in rivoli, in gocciolii gelati. E allora torno a gonfiarmi un poco, poi di nuovo a svuotarmi, come un mantice, un respiro. Il mio specchio si asciuga, si dilegua, tramonta fra le rocce e le alghe dei fondali. Talvolta mi adorno di neve. E’ allora che vi sorrido.

Mi svuoto quieto. Docile. Ma ho nel cuore la tempesta.

Certi alberi sui pendii vicino alle mie sponde rimangono nella loro quiete inclinata, mi chiamano silenziosi, da più lontano, pazienti in mezzo agli umani – inquieti abitatori del mondo – affaccendati con i loro macchinari che pompano, misurano, osservano, controllano.

Poi finalmente torno a occupare gli spazi, a moltiplicare le mie acque, mi biforco, mi alzo, mi infaldo, divento chiazza, onda, marea. Si gonfia in me uno strano, oscuro liquido animale. Spinge dalle profondità, si spande in un fiotto. Sembra venire da regioni oscure e mi trabocca dal petto, si prende gli spazi, le gole, gli anfratti. E’ marea possente. E’ riconquista, è ferita che si rimargina. Sono due parti di idrogeno e una di ossigeno che si rimoltiplicano. E’ la mia carne, la mia essenza che dilaga, ritorna. Potente. E’ la mia voglia di essere immenso, più di queste turbine, di queste tubature. E’ ridare casa ai pesci e luce agli sguardi degli uomini. Perché io ho avvertito la tristezza della mia assenza che assediava i loro cuori.

E’ marea possente, fino al trabocco dal petto, in un silenzio dove l’acqua si condensa in umile sorella e apre un tacere che durerà per mesi. E’ la mia voglia di essere immenso e senza morte quando levigo, fino all’erosione. Quando rifletto ogni luna, ogni costellazione.

La terra respira con le sue forze ma fa fatica nel suo dondolarsi senza acque, senza profondità. Le mie. In questo asciugarsi che pietrifica le menti. Ma è con tenerezza che disvelo queste architetture sontuose agli insetti e alle orme gommose di stivali, ai becchi affamati usciti dai nidi. Come una mano nascosta e che nasconde manovre misteriose, correnti troppo lunghe, ingannevoli sponde.

Vedete, tutte le mie certezze (che in realtà sono le vostre) ora me le avete asciugate via. Non sapete più nulla di me, ora. Siete qui balbettanti, nudi, incerti. Davanti a me che sono messo a nudo.

E mi è rimasta solo una parola per chiamarvi: “Venite”. Venite. Non abbiate paura di me, non abbiate paura di vedermi così: impastato di silenzio e di vento che asciuga anziché increspare. Ma sono sempre io, è il mio stesso stare lento nella velocità dei giorni e delle notti, di fronte alla corsa delle auto che mi sfiorano nervose coi loro abitacoli pieni di buio, aperto ai voli radenti degli uccelli. Anche adesso che nel petto non ho acqua, ma vento, posso ugualmente seminare parole di Grazia.

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©AlessandroCremonesi 2017

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Palcoscenico dell'Interazione

19 febbraio – 6 giugno

a cura di Thomas Böhm e Luca Lagash

Intorno al tavolo, di cui possiamo immaginare lo straordinario effetto evocativo e surreale sia osservandolo dall’alto che da vicino, verrà alimentato un programma di incontri e dibattiti perché possa diventare un simbolo dello scambio e della conoscenza oltre a rappresentare l’affascinante storia delle molvene e dell’uso del legname locale nelle costruzioni.

 

La Capsula del Tempo è un contenitore appositamente preparato da un artigiano locale per conservare piccoli oggetti e informazioni rappresentativi della nostra epoca (titoli di giornali, registrazioni, fotografie, monete, pensieri personali) destinati ad essere ritrovati in un’epoca futura.

L’idea prende spunto da un episodio svolto presso l’Università di Oglethorpe, ad Atlanta, dove è stata allestita nel 1936 una “cripta della civiltà”: una stanza sigillata contenente un campione rappresentativo di oggetti, la cui apertura è prevista per l’anno 8113.

La Comunità di Molveno ha immaginato la sua Capsula del tempo come un contenitore studiato per durare nel tempo salvaguardando il contenuto. Si tratta di un metodo per comunicare con il futuro e ognuno potrà inserire un messaggio nella Capsula che verrà inabissata nel Lago di Molveno il 3 giugno 2017. Il posizionamento della Capsula sarà fatto in modo da consentire il ritrovamento durante l’eventuale futuro nuovo svuotamento del Lago.

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Paesaggio Sonoro

1 marzo – 2 maggio

a cura di Luca Lagash

Un Paesaggio sonoro installato sulla riva, atto a provocare nel visitatore-spettatore l’immersione in un mondo onirico suggerito dal lago che, temporaneamente privato delle sue acque, invita alla scoperta di emozioni profonde che legano la magia misteriosa della natura all’esistenza umana.

Gli impianti del Paesaggio Sonoro saranno installati, seguendo il pendio del fondale per “riempire” gli spazi rimasti vuoti per l’assenza delle acque, lungo un’ampiezza di circa 400 metri sino a una profondità di circa 50 dall’attuale riva del lago, proprio dinnanzi al paese. Il Soundscape sarà operativo per l’intero mese di marzo e parte di aprile.

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Scultura Monumentale

Installazione 29 aprile

a cura di MOG – Morgana Orsetta Ghini

La Scultura nelle sue linee vuole rappresentare l’icona del lago in verticale; sarà realizzata da tre elementi modulari in ferro e acciaio. Il primo e il secondo rispettivamente alti 6 e 5 metri sono realizzati dalla sola “cornice” della sagoma e nella parte esterna seguono esattamente la forma delle sponde del lago mentre la parte interna ridisegna idealmente delle onde sinuose che si susseguono in un gioco di riflessi e incastri prospettici aprendosi alla terza lastra, in ferro pieno, alta 3 metri dove la sagoma del lago si riconosce immediatamente; la parte interna sarà rivestita da una lastra più piccola in acciaio inox lucido che rappresenta il fondo del lago, ad ottenere uno specchio che riflette all’infinito.

La scultura è composta da tre elementi; le prime due sagome sono alte rispettivamente 6 e 5 metri realizzate in travi di ferro HEB 140mm S275 sagomate a freddo mediante pressa o tagli e saldature molate. Le due sagome sono composte dal solo perimetro e la parte interna è vuota. Il terzo elemento è alto circa 3 metri realizzato con il contorno perimetrale in trave di ferro HEB 100mm S275 e la parte interna piena in lamiera di ferro corten 6/8mm saldata all’interno della trave H. Una seconda sagoma più piccola di circa il 30% in acciaio inox 316 lucidata a specchio di 2/3mm fissata mediante viti M5 in acciaio inox svasate. I tre elementi verranno sostenuti da travi in ferro HEB rinforzati con piatti di spessore 12mm saldati alle stesse. Saranno forniti anche lamiere di spessore 8/10mm da annegare nel basamento in cemento a formare uno scatolato destinato ad accogliere le tre sagome. La parte superiore del basamento sarà rivestita in lamiera di ferro 3/4 mm ancorata mediante tasselli alla base in cemento.

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Palestra Letteraria

A cura della Professoressa Iris Tania Verlato, un concorso con l’obiettivo di valorizzare le tradizioni già presenti e di riscoprire le storie dimenticate del territorio oltre a inventarne di nuove facendo sognare e fantasticare i giovani e gli adulti attraverso la stesura di testi (fiabe o poesie) che abbiano come tema il Lago di Molveno, la sua fauna, il suo ambiente montano e lacustre.

 

Sito Concorso
www.molvenodolomitilago.it

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Esplora il Lago

L’attivazione di visite guidate sia di stampo naturalistico, alla scoperta dei tesori che il Lago ha portato alla luce, sia di stampo tecnologico in collaborazione con Hydro Dolomiti Energia per approfondire il tema della produzione di energia elettrica nella centrale di Santa Massenza, alimentate proprio dalle acque del Lago di Molveno.


Visite Guidate alla Centrale di Santa Massenza: Per informazioni e prenotazioni contattare il 0461-032486 oppure visita hydrotourdolomiti.it